Author Topic: Vatican Declaration on Canon Law Re: Illicit Episcopal Consecrations  (Read 1001 times)

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Offline stevusmagnus

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http://rorate-caeli.blogspot.com/2011/06/declaration-of-pontifical-council-for.html

[Declaration of the Pontifical Council for Legislative Texts
on the correct application of canon 1382 of the Code of Canon Law
(i.e. excommunications latae sententiae for episcopal consecrations
without Pontifical mandate)]

Dichiarazione del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi
sulla retta applicazione del canone 1382 del Codice di Diritto Canonico

Un'esigenza di comunione

[RORATE note: this declaration is motivated mostly, but not only, by the government-induced episcopal consecrations without pontifical mandate in certain nations, and deals with relevant subjective and objective extenuating circumstances, including state of emergency. See also this Catholic News Service news story.]

Negli ultimi decenni hanno avuto luogo in diversi Paesi varie ordinazioni episcopali senza il mandato pontificio. Esse rompono la comunione con il Romano Pontefice e violano in maniera grave la disciplina ecclesiastica. Come ricorda il Concilio Vaticano II, se il Successore di Pietro rifiuta o nega la comunione apostolica, i Vescovi non possono essere assunti all'ufficio episcopale (cfr. Lumen gentium, 24).

Trattandosi di una questione assai importante e delicata, la Santa Sede ha sempre prestato ad essa grande attenzione, adoperandosi in tutti i modi per impedire che avvengano consacrazioni episcopali illegittime.

In tale contesto, il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi ha compiuto uno studio approfondito della problematica, connessa con la retta applicazione del can. 1382 del Codice di Diritto Canonico, con particolare riferimento alle responsabilità canoniche dei soggetti coinvolti in una consacrazione episcopale senza il necessario mandato apostolico.

Frutto di tale studio è la Dichiarazione che si pubblica qui di seguito.

1. Il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi è stato sollecitato a chiarire alcuni particolari riguardanti la retta applicazione del can. 1382 cic, in rapporto soprattutto con le responsabilità canoniche dei soggetti coinvolti in una consacrazione episcopale senza il necessario mandato apostolico.

La questione, in quanto tale, non solleva dubbi di diritto propriamente tali, ma richiede soltanto talune delucidazioni utili all'adeguata conoscenza dei punti più salienti della norma penale e al modo in cui essa debba ritenersi applicabile ai casi concreti, tenendo conto delle circostanze personali dei soggetti che prendono parte alla commissione del delitto.

2. Come è noto, il can. 1321 definisce il delitto come la violazione esterna di una legge o di un precetto, gravemente imputabile per dolo o per colpa. Il canone aggiunge che, posta la violazione esterna, si presume l'imputabilità, salvo che non appaia altrimenti (can. 1321 § 3). Perché esista il reato è sufficiente che il reo sappia che sta violando una legge canonica; non è necessario che sappia che alla legge canonica è annessa una pena.

Il can. 1382 cic punisce con scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica il Vescovo che senza mandato apostolico consacra qualcuno Vescovo e anche quanti in questo modo ricevono l'ordinazione episcopale. Tale delitto viola la dottrina cattolica confermata, tra l'altro, dalla cost. dogm. Lumen gentium nn. 22 e 24 e dal decr. Christus Dominus n. 20, e accolta nel can. 377 § 1 cic: «Il Sommo Pontefice nomina liberamente i Vescovi, oppure conferma quelli che sono stati legittimamente eletti», e nel can. 1013 cic: «A nessun Vescovo è lecito consacrare un altro Vescovo se prima non consta del mandato apostolico».

Il can. 1382 cic è, anzitutto, una norma disciplinare della Chiesa che, come segnala il can. 11 cic, vale unicamente per i battezzati nella Chiesa cattolica o per quanti in essa sono stati già accolti. Inoltre, corrisponde col reato tipizzato dal Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium nel can. 1459 § 2, anche se nella tradizione penale di quelle Chiese non esistono pene latae sententiae, per cui la stessa pena viene inflitta ferendae sententiae.


3. Il delitto sancito dal can. 1382 cic è commesso sia dal Vescovo che consacra sia dal chierico che è consacrato. Inoltre, essendo quello della consacrazione episcopale un rito in cui è solita la partecipazione di più ministri, coloro che assumono detto compito di co-consacranti, e cioè impongono le mani e recitano la preghiera consacratoria nell'ordinazione (cfr. Caeremoniale Episcoporum nn. 582 e 584), risultano coautori del reato e quindi ugualmente sottoposti alla sanzione penale. Tale interpretazione risulta anche confermata dalla tradizione della Chiesa e dalla sua recente prassi.


4. Per quanto riguarda, invece, la punizione del delitto, la pena di scomunica prevista dal can. 1382 cic è sottoposta alle comuni condizioni richieste dalla legge canonica perché si incorra in una sanzione latae sententiae effettivamente e con certezza. Com'è risaputo, oltre alle comuni sanzioni penali ferendae sententiae inflitte dall'Autorità legittima per mezzo di una sentenza o di un decreto a conclusione delle corrispondenti procedure penali, nell'ordinamento canonico vi sono anche le cosiddette pene latae sententiae, che non dipendono da un giudice esterno che le imponga, ma solo dal compimento del delitto, fatto salvo quanto è prescritto dal can. 1324 § 3. Quest'ultimo esime dalla specifica pena latae sententiae se si verificano circostanze che, a norma del § 1 dello stesso canone, pur non escludendo la pena in quanto tale, la mitigano. Il canone 1324 § 3, infatti, specifica che il reo non incorre nella pena latae sententiae se esiste una delle circostanze elencate nel can. 1324 § 1.


Pertanto ciascun soggetto, nel caso di una consacrazione episcopale senza mandato apostolico, va considerato singolarmente e secondo le proprie circostanze personali per quanto attiene all'incorrere nella pena di scomunica latae sententiae riservata alla Santa Sede. Dette circostanze personali possono essere molto diverse e, in taluni casi, possono costituire circostanze attenuanti previste dalla legge. Al riguardo, il can. 1324 § 1 cic segnala che l'impeto passionale, la minore età, il timore grave, anche soltanto relativamente tale, la necessità, l'ingiusta provocazione, o l'ignoranza della pena canonica, per esempio, sono circostanze attenuanti che escludono la pena latae sententiae nelle forme indicate dalla legge.


Poche di queste circostanze possono essere configurabili nel reato di consacrazione senza mandato. C'è, però, un insieme di attenuanti delineate dal can. 1324 § 1, 5° cic che la storia ha dimostrato compatibili con delitti di questa natura: quando la persona, che commette il delitto come ordinante o come ordinato, è «costretta da timore grave, anche se soltanto relativamente tale, o per necessità o per grave incomodo». Nel concreto caso di una consacrazione episcopale senza mandato, l'attenuante del timore grave o del grave incomodo (o l'esimente della violenza fisica) va, dunque, verificata in merito a ciascuno dei soggetti che intervengono nel rito: i ministri consacranti e i chierici consacrati. Ciascuno di loro conosce in cuor suo il grado del personale coinvolgimento e la retta coscienza indicherà a ognuno se è incorso in una pena latae sententiae.


5. In merito alle responsabilità canoniche dei soggetti coinvolti in una consacrazione episcopale senza il necessario mandato apostolico va comunque aggiunto quanto segue.


Porre esternamente un atto punito dal can. 1382 cic provoca spontaneamente nei fedeli delle reazioni, anche di scandalo e di confusione, che in nessun modo possono essere sottovalutate e che postulano -- nei Vescovi coinvolti -- la necessità di ricuperare autorevolezza mediante segni di comunione e di penitenza, che possano essere apprezzati da tutti e senza i quali il governo pastorale del Vescovo «difficilmente potrebbe essere recepito dal Popolo di Dio come manifestazione della presenza operante di Cristo nella sua Chiesa» (Pastores gregis n. 43). Essi, infatti, come insegna il Concilio Vaticano II, reggono le Chiese particolari loro affidate «con il consiglio, la persuasione, l'esempio» (cost. dogm. Lumen gentium n. 27; cfr. can. 387 cic).


Inoltre, si ricorda che il can. 1331 § 1 CIC segnala che, allo scomunicato, è proibito: 1) prendere parte come ministro alla celebrazione dell'Eucaristia o di qualunque altra cerimonia di culto pubblico; 2) celebrare sacramenti e sacramentali e ricevere qualunque sacramento; 3) esercitare funzioni ministeriali ecclesiastiche e porre atti di governo. Queste proibizioni scattano ipso iure dal momento stesso in cui si incorre in una pena latae sententiae. Non occorre perciò che intervenga alcuna Autorità che imponga al soggetto dette proibizioni: la consapevolezza del proprio delitto è sufficiente perché chi è incorso nella sanzione sia tenuto davanti a Dio ad astenersi da tali atti, pena la commissione di un atto moralmente illecito e pertanto sacrilego. Tuttavia, anche gli atti derivanti dalla potestà di ordine e realizzati nelle succitate circostanze di sacrilegio sarebbero validi.


6. Com'è ovvio, tutto quanto precede non esclude che, nei casi di ordinazione episcopale senza mandato pontificio, la Santa Sede possa trovarsi nella necessità di infliggere direttamente al soggetto delle censure, per esempio, qualora dalla sua condotta successiva o dalla sua riluttanza a fornire le necessarie spiegazioni circa il proprio grado di partecipazione al delitto emergesse un atteggiamento non compatibile con le esigenze della comunione. Inoltre, sopraggiunte nuove e certe informazioni, la stessa Santa Sede potrebbe addirittura trovarsi nella necessità di dichiarare la scomunica latae sententiae, o di imporre altre sanzioni o penitenze, se ciò si rendesse necessario per riparare lo scandalo, per dissipare la confusione dei fedeli e, più in generale, per salvaguardare la disciplina ecclesiastica (cfr. can. 1341).


La pena della scomunica latae sententiae stabilita dal can. 1382 cic è una censura riservata alla Santa Sede. In quanto censura, è una pena detta «medicinale», perché ha per finalità muovere il reo al pentimento: una volta che ha dimostrato di essersi sinceramente pentito, questi acquista il diritto di essere assolto dalla scomunica. Inoltre, essendo riservata alla Santa Sede, solo ad essa può rivolgersi il reo pentito per ottenere l'assoluzione dalla scomunica, riconciliandosi con la Chiesa.


Dal Vaticano, 6 giugno 2011


Francesco Coccopalmerio



Presidente


Juan Ignacio Arrieta


Segretario

(L'Osservatore Romano, June 11, 2011)

Offline stevusmagnus

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Vatican Declaration on Canon Law Re: Illicit Episcopal Consecrations
« Reply #1 on: June 10, 2011, 10:40:37 PM »
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    In the last few decades several episcopal ordinazioni without the papal mandate have had place in various Countries. They break off the communion with the Pontefice Roman and violano in serious way the ecclesiastical discipline. As Concilio remembers Vatican II, if the Successor of Peter refuses or denies the apostolic communion, the Bishops cannot be assumed to the episcopal office (cfr. Lumen gentium, 24).




    Be a matter itself of an important and much delicate issue, the Sede Saint has always lend to it great attention, striving itself in any case in order to prevent that episcopal consacrazioni happen illegittime.




    In such context, the Papal Council for the Legislative Witnesses has completed a study deepened of the problematic one, connected with the straight application of the can. 1382 of the Code of Canonical Right, with detail reference to the canonical responsibilities of the subjects been involved in an episcopal consacrazione without the necessary apostolic mandate.




    Fruit of such study is the Declaration that is published here of continuation.




    1. The Papal Council for the Legislative Witnesses has been sped up to clear some regarding details the straight application of the can. 1382 cic, in relationship above all with the canonical responsibilities of the subjects been involved in an episcopal consacrazione without the necessary apostolic mandate.




    The issue, as such, does not raise properly such doubts of right, but it demands only some useful elucidations to the adapted acquaintance of the salienti points of the penal norm and to the way in which it must think itself applicable to the concrete cases, holding account of the personal circumstances of the subjects that take part to the commission of the crime.




    2. As it is famous, the can. 1321 define the crime like the external violation of a law or a garnishment, seriously imputable for fraud or guilt. The canone it adds that, it mails the external violation, one presumes the imputabilità, except that does not join otherwise (can. 1321 § 3). Because it exists the crime is sufficient that the culprit knows that is violando a canonical law; it is not necessary that it knows that to the canonical law a pain is annexed.




    The can. 1382 cic punish with classified scomunica latae sententiae to the Apostolic Center the Bishop who without apostolic mandate consecrates someone Bishop and also how many in this way receive the episcopal ordinazione. Such crime viola the confirmed catholic doctrine, among other things, from the cost. dogm. Lumen gentium nn. 22 and 24 and from the decr. Christus Dominus n. 20, and received in the can. 377 § 1 cic: “I add Pontefice nomination liberations the Bishops, or confirmation those which has been legitimately elect”, and in the can. 1013 cic: “To no Bishop it is lawful to consecrate an other Bishop if before not consta of the apostolic mandate”.




    The can. 1382 cic are, first of all, a disciplinary norm of the Church that, like marks it the can. 11 cic, is only worth for a person who has been baptized a christians in the catholic Church or for how many in it they have been already received. Moreover, it corresponds with the crime tipizzato from the Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium in the can. 1459 § 2, even if in the penal tradition of those Churches pains do not exist latae sententiae, for which the same pain it comes inflicted ferendae sententiae.


    3. The sanctioned crime from the can. 1382 cic are store clerk or from the Bishop who consecrates or from the chierico that is consecrated. Moreover, being that one of the episcopal consacrazione a ritual in which the participation is usual more ministers, those who assume said task of Co-consecrating, and that is imposes the hands and recites the consacratoria prayer in the ordinazione (cfr. Caeremoniale Episcoporum nn. 582 and 584), equally turn out coautori of the crime and therefore subordinates to the penal endorsement. Such interpretation turns out also confirmed from the tradition of the Church and its recent praxis.


    4. Regarding, instead, the punishment of the crime, the pain of scomunica previewed from the can. 1382 cic are subordinate to the common conditions demanded from the canonical law because it is incurred effectively in an endorsement latae sententiae and with certainty. Com'è risaputo, besides the common penal endorsements ferendae sententiae inflicted from the legitimate Authority for means of a sentence or a decree to conclusion of the correspondents criminal proceedingss, in the canonical ordering is also the so-called pains latae sententiae, than they do not depend from an external judge who imposes to them, but only from the fulfillment of the crime, fact except how much is prescribed from the can. 1324 § 3. This last one esime from the specific pain latae sententiae if circumstances are taken place that, in compliance with § the 1 of the same one canone, also not excluding the pain as such they mitigate, it. Canone the 1324 § 3, in fact, specific that the culprit does not incur in the pain latae sententiae if one of the circumstances listed in the can exists. 1324 § 1.


    Therefore every subject, in the event of an episcopal consacrazione without apostolic mandate, goes considered singularly and second own personal circumstances for how much concern to incurring in the pain of classified scomunica latae sententiae to the Sede Saint. Said personal circumstances they can be much various and, in some cases, they can constitute previewed attenuating circumstances from the law. With regard to, the can. 1324 § 1 cic mark it that the sudden start the book of martyrs, the smaller age, the serious fear, also only relatively such, the necessity, the unjust provocazione, or the ignorance of the canonical pain, as an example, are attenuating circumstances that they exclude the pain latae sententiae in the forms indicated from the law.


    Little of these circumstances can be configurabili in the crime of consacrazione without mandate. There is, but, with of attenuating delineated from the can. 1324 § 1, 5° cic that the history has demonstrated compatible with crimes of this nature: when the person, that she commits the ordered crime like ordering or like, “is forced from serious fear, even if only relatively such, or for serious necessity or uncomfortable”. In the concrete case of an episcopal consacrazione without mandate, attenuating of the serious serious fear or the uncomfortable one (or esimente of the physical violence) goes, therefore, verified with respect to everyone of the subjects that take part in the ritual: the consecrating ministers and the consecrated chierici. Everyone of they knows in cuor its degree of the personal involvement and the straight conscience will indicate to everyone if it is incurred in a pain latae sententiae.


    5. With respect to the canonical responsibilities of the subjects been involved in an episcopal consacrazione without the necessary apostolic mandate it goes however added how much it follows.


    To externally place an action punished from the can. 1382 cic spontaneously provoke in the faithfuls of the confusion and scandal reactions, also, than in no way they can be underrated and that they postulate -- in the been involved Bishops -- the necessity to retrieve authority by means of signs of communion and penance, that they can be appreciated from all and without which the pastorale government of the Bishop “difficultly could be recepito from Popolo di God like manifestation of the operating presence of Christ in its Church” (Pastores gregis n. 43). They, in fact, as it teaches Concilio Vatican II, resist the Churches details they entrusted “with the council, the persuasion, the example” (cost. dogm. Lumen gentium n. 27; cfr. can. 387 cic).


    Moreover, it is remembered that the can. 1331 § 1 CIC mark it that, to the scomunicato one, it is forbidden: 1) to take to part like minister to the celebration of the Eucaristia or any other ceremony of public cult; 2) to celebrate sacramenti and sacramentali and to receive any sacramento; 3) to exercise ecclesiastical ministerial functions and to place government actions. These prohibitions release ipso iure from the same moment in which it is incurred in a pain latae sententiae. It is not necessary therefore that some Authority that imposes to the subject said prohibitions takes part: the knowledge of own crime is sufficient because who is incurred in the endorsement is held in front of God to abstain itself from such actions, pain the commission of a morally illicit action and therefore sacrilego. However, also the actions deriving from the potestà of order and realized in the above-mentioned circumstances of sacrilegio would be valid.


    6. Obvious Com'è, all how much precedes does not exclude that, in the cases of episcopal ordinazione without papal mandate, the Sede Saint can find itself in the necessity to inflict directly to the subject of the censorships, as an example, in case from its successive conduct or its reluctance to supply the necessary explanations approximately own degree of participation to the crime a not compatible attitude with the requirements of the communion emerged. , Sopraggiunte moreover new and sure information, the same Sede Saint could quite find itself in the necessity to declare the scomunica latae sententiae, or to impose other endorsements or penances, if this became necessary in order to repair the scandal, in order to dissipate the confusion of the faithfuls and, more in general terms, in order to safeguard the ecclesiastical discipline (cfr. can. 1341).


    The pain of the established scomunica latae sententiae from the can. 1382 cic are one classified censorship to the Sede Saint. As censorship, is a pain dictates “medicinal”, because it has for purpose to move the culprit to the repentance: once that it has demonstrated to be itself sincerely sorry, these acquire the right of being acquitted from the scomunica. Moreover, being classified to the Sede Saint, solo to it the sorry culprit can address in order to obtain the acquittal from the scomunica, riconciliando itself with the Church.


    From the Vatican, 6 june 2011


    Francisco Coccopalmerio



    President


    Juan Ignacio Arrieta


    Secretary

    (the Roman Observer, June 11, 2011)


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    Vatican Declaration on Canon Law Re: Illicit Episcopal Consecrations
    « Reply #2 on: June 10, 2011, 10:50:27 PM »
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  • http://www.catholicnews.com/data/stories/cns/1102306.htm

    Vatican clarifies excommunication penalty for unauthorized ordinations

    By John Thavis
    Catholic News Service

    VATICAN CITY (CNS) -- The Vatican said bishops' ordinations that are not authorized by the pope generally bring the penalty of automatic excommunication, but there can be mitigating circumstances -- including fear of reprisal, necessity or serious inconvenience.

    The clarification, issued by the Pontifical Council for Legislative Texts, appeared to respond to the situation of recent ordinations of bishops in China against the orders of Pope Benedict XVI. The text was published June 10 by L'Osservatore Romano, the Vatican newspaper.

    In China, the most recent ordinations have involved bishops loyal to the Vatican, who were said to have been intimidated or forced to participate as ordaining ministers. The normal penalty for participation in such an ordination is automatic excommunication.

    The Vatican clarification said that while unauthorized ordination is always a grave crime against church law, automatic excommunication would not apply in certain circumstances, in particular if the participating bishop acted "out of grave fear, even relatively grave, or out of necessity or out of serious inconvenience."

    Such circumstances need to be verified and evaluated for each participant, it said, and in the end "each of them knows in their heart the degree of their personal involvement" and therefore whether the penalty of excommunication applies.

    However, the Vatican added, the issue does not end there. Ordaining bishops without a papal mandate is such a serious crime that the very act provokes scandal and confusion among the faithful, and this scandal must be repaired through acts of communion and penitence, it said.

    It said the participating bishops also need to explain their actions, and, in view of their explanations, the Vatican may find itself in the position of having to censure them in some way. If additional information arrives demonstrating culpability, the Vatican could later declare that a bishop had been excommunicated, or impose other sanctions, if this was deemed necessary to "repair the scandal and dissipate the confusion among the faithful."

    The statement said the church considers excommunication a "medicinal" punishment designed to motivate the guilty to repentance. "Once he has demonstrated that he is sincerely repentant, the person acquires the right to be absolved of the excommunication," it said.

    END


    Offline Hobbledehoy

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    Vatican Declaration on Canon Law Re: Illicit Episcopal Consecrations
    « Reply #3 on: June 10, 2011, 11:56:42 PM »
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    It said the participating bishops also need to explain their actions, and, in view of their explanations, the Vatican may find itself in the position of having to censure them in some way. If additional information arrives demonstrating culpability, the Vatican could later declare that a bishop had been excommunicated, or impose other sanctions, if this was deemed necessary to "repair the scandal and dissipate the confusion among the faithful."


    Wow, the Vatican "excommunicating" bishops!

    Why, I didn't know they did such a thing, what with all the modernists roaming free as parrots and clerical perverts shuffled from parish to parish without so much as an explanation...

    Please ignore all that I have written regarding sedevacantism.

    Offline Lighthouse

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    Vatican Declaration on Canon Law Re: Illicit Episcopal Consecrations
    « Reply #4 on: June 11, 2011, 06:35:00 AM »
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  • I see.  Apparently the New Rome will tell confused Catholics to hit the road, while  serving tea and pastries for Animists and Buddhists?

    For them, club rules are about managing their members, not an outgrowth of the reality of salvation.  Why should it even matter if I'm allowed to seek salvation as I choose? They can't have it both ways.

     :tinfoil:


     

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